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ambiti e contenuto: STORIA ISTITUZIONALE: Nel XIV secolo il notariato a Gubbio era una professione affermata nella società e nelle istituzioni e probabilmente era al suo massimo sviluppo, la sua nascita e diffusione in città dovrebbe essere ricercata nei due secoli precedenti. I notai erano organizzati in un Collegio di cui conosciamo l'esistenza tramite lo Statuto Vecchio del comune di Gubbio del 1338 , che a carta 17v nel Libro I rubrica XLII intitolata "De sindicatu potestati et capitanei et eorum officialium et familiarium" ricorda che si doveva eleggere un notaio "de collegio notariorum". Lo stesso statuto descrive tutti i magistrati e gli ufficiali del comune che avevano al loro seguito dei notai, funzionari necessari a verbalizzare gli atti compiuti nello svolgimento del loro ufficio. In base alla pratica notarile dell'epoca, gli atti notarili erano conservati presso il notaio che li aveva redatti e venivano lasciati agli eredi al momento della loro morte o consegnati ad altri notai con il consenso del Comune. Nel Libro I alla rubrica XLIII era scritto che alla nomina del podestà e del capitano del popolo doveva seguire l'elezione di un sindaco e di un notaio, che avevano il compito "ad scribendum presentationem electionis et acceptationem vel recusationem officii sicut occurrerit". Senza dimenticare che fra gli ufficiali eugubini più importanti venivano eletti il "notarius super custodia civitatis Eugubii" e il "notarius forensis ad officium reformationum", i quali si occupavano rispettivamente dei rapporti con altre città e terre guelfe e di redigere le riformanze dei consigli cittadini e gli ordinamenti del gonfaloniere e dei consoli. Queste numerose mansioni evidenziano il ruolo centrale dei notai quali certificatori di tutte le fasi della vita politica e amministrativa del Comune. I notai della matricola operavano a Gubbio e nel suo distretto, ma non ci sono giunte notizie sulla loro formazione da parte del Comune. Abbiamo però notizia che a fine 300 fu assunto Andrea di Marino Pecci come insegnante di grammatica presso una scuola sovvenzionata dal comune e sono giunti fino a noi due formulari per notai conservati nel SASG. Quindi è possibile che vi fosse anche una scuola per la formazione dei notai, ipotesi a nostro avviso rafforzata dalla presenza del Collegio. La cerimonia di nomina avveniva in case private, con la consegna da parte del conte palatino della penna e calamaio che erano i simboli dell'attività del notaio.
Se lo Statuto Vecchio ci ricorda l'esistenza del Collegio nella città, il Fondo Notarile conserva i registri redatti dai notai che operarono a Gubbio dal XIV al metà del XX secolo. Presso la Sezione di Archivio di Stato di Gubbio (d'ora in avanti SASG), ad oggi, nei due depositi del Fondo Notarile sono conservati circa 2501 registri che coprono un arco cronologico che va dal 1314 al 1868-69. Abbiamo inoltre notizia di un ulteriore deposito situato presso il Convento di San Domenico a Gubbio, dove sono custoditi i registri dei notai che vanno dalla seconda metà del XIX secolo alla prima metà del XX. Per quanto concerne la SASG, la documentazione presente non è stata soggetta sino ad ora ad un'attività di inventariazione completa e sistematica; esiste soltanto un elenco sommario risalente al 1963, opera del sig. Vincenzo Perugini, impiegato presso la Sezione, e alcuni appunti parziali della direttrice dott.ssa Elisabetta Arioti che per un breve periodo ebbe la responsabilità della SASG.
La documentazione in questione si presenta sottoforma di protocolli e bastardelli, complessivamente in un discreto stato di conservazione. Il riordinamento attuale è quello eseguito a metà del XVIII secolo ad opera di due archivisti del comune, il sig. Pier Simone Petrucci e Francesco Rosati come si apprende dall'Indice del Libro delle Riformanze, n. XXXI del 1743-47, che furono anche gli artefici delle nuove legature, con coperte in cartone grigio, che spesso ricoprono anche le coperte originali in pergamena, dando uniformità al fondo. I registri con le coperte in pergamena sono spesso realizzati utilizzando pergamene di riuso, che riportano testi di carattere religioso. Questo è spiegherebbe il fatto che molti notai rogavano per il comune, per i privati e allo stesso tempo per la curia vescovile. Operando presso gli uffici del vescovo avevano a disposizione documenti membranacei fuori corso che usavano abitualmente per rilegature. In particolare ci riferiamo a Matteo di Simone, Vanni di Ser Cecco, Ghino di Ser Marco.
Accanto a queste tipologie di documenti troviamo più raramente pergamene con testi a carattere giuridico e letterario. Qui ci riferiamo al caso di due bastardelli di Ser Benedetto Chiocci che presentano il testo della prima e della seconda Satira di Giovenale, arricchite con glosse e con una manicula.
I signori Pier Simone Petrucci e Francesco Rosati si occuparono anche di apporre nella prima carta di ogni registro un'etichetta riportante i nomi dei notai e gli estremi cronologici. I registri hanno inoltre un numero di corda, apposto mediante delle etichette cartacee a stampa tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo e ancora conservate.
Nel secolo successivo in seguito al bando di Sisto V "Sopra l'osservanza dell'ordinationi dell'Archivij eretti da N.S. Sisto papa V, in tutte le città, terre e luoghi mediate, & immediate soggetti alla S. Sede Apostolica, Henrico del titolo di S. Prudentiana prete cardinale Caetano della S. R. C. Camerlengo", del 14 settembre 1588, si organizzò il funzionamento degli archivi in tutti i luoghi soggetti alla sede apostolica. Tale bando prevedeva, tra le norme sulla tenuta degli archivi: l'obbligo per tutti i notai di consegnare all'archivista competente per territorio copia autentica "sottoscritta di lor mano e segnata del lor segno" entro quindici giorni dalla stipulazione di ogni atto rogato; all'archivista dovevano essere consegnati dagli eredi dei notai o dai loro successori "tutti li protocolli o altrimenti tutti gli istrumenti da detti notai rogati e altre scritture attinenti in qualunque modo all' offitio del notaro" (cap. 4); il capitolo 10 obbligava i comuni ad ospitare l'archivio in una stanza del palazzo della loro residenza.
A Gubbio nello stesso periodo, il notaio Picoto Picoti nell'invocazione dei suoi atti cita i beati martiri Mariano e Giacomo, titolari della Cattedrale eugubina e Sant'Ubaldo vescovo e patrono della città, e nell'intitolazione dello stesso registro oltre alla sua presentazione, ricorda di essere eugubino e di essere stato "creatus notarius ab Illustrissimo Urbini Duce et apostolica et imperiale fungente, pro ut apparet vigori cuiusdam tempore ab eodem mihi data, et in matricula notariorum civitatis Eugubii, Urbini, in audientia eiusdem, sub anno domini milesimo quingentesimo trigesimo nono." Questa breve annotazione è per noi molto importante perché non solo ci ricorda la presenza di una matricola dei notai a Gubbio, ma che essa era unita a quella della capitale del ducato in questo preciso periodo storico. Altro dato interessante è che Picoti fu nominato notaio per volontà del duca Guidubaldo II Della Rovere.
Il governatore generale dell'Umbria, Innocenzo Malvasia, in una lettera del 2 agosto 1600, in ottemperanza al Bando di papa Sisto V, riporta la disposizione del cardinale Aldobrandini con la quale si ordina che i notai debbono versare i loro istrumenti e scritture all'Archivio.
Nel Bando generale e nuovi ordini sopra gli archivi dello Stato Ecclesiastico, del cardinale camerlengo Annibale Albani del 25 agosto 1721, venne inserita la norma di "legare li protocolli e scritture anno per anno cartulandoli e facendo le rubricelle o repertori".
Il cardinale camerlengo Silvio Valenti il 1° giugno 1748 emanò il Bando generale e nuovi ordini sopra gli archivi dello Stato Ecclesiastico: al capitolo 18 disponeva che le comunità, oltre a fornire le stanze per l'archivio, dovevano far redigere un inventario di tutti gli atti conservati; l'inventario doveva sempre restare nell'archivio e una copia di esso doveva essere consegnato ai Priori. Una prova tangibile di questa attività di legatura dei protocolli a Gubbio possiamo trovarla nell'Indice delle Riformanze , nelle pagine relative al Libro delle Riformanze XXXII degli anni 1748-1752, alla voce riguardante l'Archivio comunale era specificato che l'archivista Pier Simone Petrucci sarebbe dovuto essere pagato per il lavoro di rilegatura dei protocolli del notaio Castellani. Un'ulteriore indizio in questo senso ci viene fornito dalla notazione di un registro del notaio Fabio Simoncelli, datata 1552 -1567, in cui l'archivista settecentesco affermava che "li suddetti libri erano numero 20, e nel ricuscirli sono stati redotti solamente in quattro libri". In ottemperanza alla norma stabilita nel Bando generale del 1721, Petrucci redige l'inventario dell'Archivio comunale di Gubbio nel 1747 , all'interno vi è un'annotazione manoscritta datata 1745, in cui è scritto: "Inventarium omnium et singulorum librorum instrumentorum dominorum notariorum existentium in archivio Eugubii, in quo reperiuntur quoque omnia acta civilia tam eximii domini pretoris, quam illustrissimi domini [locumtenentis] antiqui et moderni temporis, nec non scripture producte etc.; quod inventarium fuit confectum cum presentia nobilis domini advocati Francisci Marie Andreoli Titi dicti archivi presidi, per me Petrum Simmonum de Petruccis notarium publicum eugubinum et archivistam electum ab illustrissimo publico pro ut ex instrumento possessionis facto sub die, 15 Julii 1745 ".
Dopo il lavoro di inventariazione di Petrucci, sono stati ritrovati altri due inventari anch'essi privi di numerazione redatti rispettivamente nel 1834 dal notaio Domenico Perugini e nel 1894 dal sig. Asterio Agostinucci. Il primo è "un'indice alfabetico de Protocolli de notari defonti distribuiti progressivamente con ordine cronologico esistenti in questo pubblico archivio di Gubbio, rinovato e rimodernato dall'attuale notaro archivista Domenico Perugini [ ]", il quale assunse l'incarico dopo Ubaldo Carosi, sotto il pontificato di papa Gregorio XVI il 24 marzo 1834. Alla morte del Perugini, il 27 febbraio 1847 venne nominato Ubaldo Banchetti.
Alla fine del registro di Perugini viene data anche la "descrizione del locale e tutt'altro ivi esistente". Questo era situato in "Piazza comunale (ndr. Piazza Grande) a pianterreno presso il Pubblico Palazzo al civico n. 41 avente ingresso sotto il porticato, nell'ingresso, una porta con catorcio, tre serrature e tre chiavi, ed una custodia di ferro alla serratura maestra [ ]". Nell'Indice delle Riformanze , al Libro delle Riformanze XXXII riguardante gli anni 1748-1752, si legge che "Gli atti antichi si collochino nella stanza esistente sotto il medesimo [ndr. archivio pubblico] [...]. Si ingrandisca la prima camera col chiudere uno dei portici di Piazza [...]". Da questo si deduce che l'archivio pubblico del comune di Gubbio è stato ubicato nello stesso luogo per quasi un secolo.
Il secondo inventario dell'Archivio del comune di Gubbio è intitolato "Indice alfabetico dell'archivio notarile mandamentale di Gubbio, completamente riordinato da Agostinucci Asterio". Esso è datato 1894 e da un analisi dei numeri progressivi si può dedurre che la numerazione di corda attuale e apposta con etichette a stampa, è da riferirsi all'opera di Agostinucci.
L'elenco frutto di questo lavoro ha voci minime standard a causa di una scelta consapevole, dettata dal fatto che l'archivio è stato sprovvisto fino ad ora di un inventario utile agli utenti; la nostra attività di inventariazione ha lo scopo di fornire i dati essenziali utili ad un'agevole consultazione e fruizione del Fondo Notarile, affinché ciò sia possibile si auspica il completamento dell'inventariazione di tutto il fondo per i secoli mancanti e un possibile studio del notariato di Gubbio.